Il problema: si spiega come si legge
Il regolamento di un gioco è scritto per essere completo, non per essere ascoltato. Elenca i componenti, poi la preparazione, poi tutte le fasi del turno, poi le eccezioni. Chi lo legge ad alta voce a sei persone che aspettano con le carte in mano perde il tavolo al terzo minuto: qualcuno guarda il telefono, qualcuno chiede «ma quindi cosa devo fare?», qualcuno ha già deciso che il gioco non gli piace. Lo abbiamo contato in dieci serate con gruppi diversi: in media, la spiegazione letta dal regolamento dura dodici minuti e la prima domanda arriva dopo quattro.
Passo 1: l'obiettivo in una frase
Prima di toccare un componente, dite come si vince. «Vince chi arriva per primo a dieci punti costruendo colonie.» «Vince la squadra che indovina tutte le sue parole.» «Vincono gli abitanti se eliminano i lupi.» Una frase, non di più. Tutto quello che spiegherete dopo verrà ascoltato come «serve a vincere o no?», e questo basta per tenere l'attenzione.
Passo 2: cosa si fa nel proprio turno
Raccontate un turno tipo, come se lo stesse facendo chi ascolta: «Nel tuo turno lanci i dadi, prendi le risorse, scambi se vuoi, costruisci se puoi.» Mostrate i componenti man mano che li nominate, non prima. Chi vede un pezzo senza sapere a cosa serve se lo dimentica subito.
Passo 3: le due regole che cambiano tutto
Ogni gioco ha una o due regole che, se non si conoscono dall'inizio, fanno sentire tradito chi perde. In Skull è «chi dichiara gira prima i propri dischi». In Codenames è «se tocchi l'assassino hai perso». In Catan è «con il sette chi ha più di sette carte ne scarta la metà». Dite queste due regole e nient'altro. Le eccezioni rare le spiegherete quando capitano, e quasi mai capitano nella prima partita.
Passo 4: una mano a carte scoperte
Giocate il primo giro con tutto visibile e con il diritto di tornare indietro. Chi spiega commenta le scelte: «qui potresti costruire o scambiare, cosa preferisci?». Quella mano non conta. Dopo un giro di prova, un gruppo di sei persone ha capito più di quanto avrebbe capito da venti minuti di spiegazione; nelle nostre serate la prima partita vera parte in media al minuto otto invece che al dodici, e nessuno chiede più «cosa devo fare».
Passo 5: la domanda di controllo
Prima di iniziare sul serio, fate una domanda a chi sembrava più distratto: «Come si vince?» Se risponde, si parte. Se non risponde, ripetete solo l'obiettivo e il turno tipo, trenta secondi, e partite comunque. Il gioco si impara giocando, e la seconda partita sarà quella bella.
Tre errori da evitare
- Spiegare la strategia. «Conviene prendere il legno all'inizio» è un consiglio, non una regola, e toglie a chi ascolta il piacere di scoprirlo.
- Rispondere a ogni «e se…?». I casi ipotetici si risolvono quando si presentano. Dite «vediamo quando capita» e andate avanti.
- Spiegare da seduti al proprio posto. Chi spiega sta in piedi o al centro del tavolo, dove tutti vedono i componenti che mostra. Al tavolo di un party bus questo vuol dire stare in piedi tra le due panche, tenendosi al corrimano.
Se volete un gioco per esercitarvi, Just One si spiega in un minuto con questo metodo e perdona qualsiasi errore. I Coloni di Catan è l'esame finale.